sabato 27 maggio 2017
Madonna che tristezza. Sto impazzendo.
Non riesco nemmeno più a dormire.
Poi mi faccio un sorriso e dico che va bene così, esattamente come andava bene tanti tanti anni fa. Devo solo sopravvivere agli attacchi di ansia. Solo sopportarli per ancora qualche mese. Poi sarò lìbera. No, non è vero, ma almeno il mio sogno sarà concreto. Il mio sogno. Proprio come anni fa. La mia via d uscita. La soluzione alle serate grigie.
venerdì 26 maggio 2017
Devo solo contare... 1..2..3..4.. così fino a 100. 100, le carte che sfoglio aspettando quella che mi dica qualcosa. Poi altre 100. Così fino all infinito. Ogni tanto grido "dio fammi il miracolo" ma dove voglio arrivare? Ma dove vado? Eddai, perché mai dio dovrebbe farmi un miracolo. Perché mai cerco qualcosa in queste 4 mura, che senso ha? Da dove arriverà il segno? Non mi arrivano segni. No. Sono sola e abbandonata a me stessa, la testa mi scoppia, ho i nervi a pezzi. Forse sarebbe giusto mettere da parte vecchi sogni stupidi e pensare alla realtà.
La realtà è proprio sopravvalutata.
Chissà se qualcosa cambierà questa vita di merda. Chissà se li reggo questi altri 8 mesi. Chissà. Chissà cosa succederà domani, tra un mese, tra 3, quanti esami farò, quante lacrime verseró. Chissà.
Nulla è più certo. Ma cosa è cambiato da quel 2014 in cui ho iniziato a star male davvero? Nulla. E quando sembrò riprendermi qualcosa mi affonda di nuovo. Cerco di imparare la morale ma la verità è che la morale non la trovo...
Chissà cosa dovrei fare per smorzare questo film visto e rivisto, per tirare avanti e reggere il peso di una sopravvivenza senza vivere. Chissà dove sbaglio. Chissà se c'è una mano tesa per me la fuori.
La realtà è proprio sopravvalutata.
Chissà se qualcosa cambierà questa vita di merda. Chissà se li reggo questi altri 8 mesi. Chissà. Chissà cosa succederà domani, tra un mese, tra 3, quanti esami farò, quante lacrime verseró. Chissà.
Nulla è più certo. Ma cosa è cambiato da quel 2014 in cui ho iniziato a star male davvero? Nulla. E quando sembrò riprendermi qualcosa mi affonda di nuovo. Cerco di imparare la morale ma la verità è che la morale non la trovo...
Chissà cosa dovrei fare per smorzare questo film visto e rivisto, per tirare avanti e reggere il peso di una sopravvivenza senza vivere. Chissà dove sbaglio. Chissà se c'è una mano tesa per me la fuori.
giovedì 4 maggio 2017
Avrei voluto filmare tutto questo per vedere nei momenti come questo che qualche voltasono stata anche io felice. Sarebbe bello avere un video di tutto questo, dai momenti con lui a quelli che passavano tra un incontro e l'altro. Tutto questo non si ripeterà più. Con nessuno. Con tutta la buona volontà e la fortuna del mondo... non si ripetera niente del genere, perché infondo dove sono le persone così? Il mio coinvolgimento è sempre stato pari a 0. Chissà perché. Poi arriva lui e cambia le cose, anche se per non più di qualche uscita. A me rimane qualcosa di suo, qualche pacco di sigarette rimasto in un posacenere rotto, il suo odore che prima o poi potrebbe svanire,qualche messaggio, qualche canzone, solo questo a testimoniare che è successo veramente.
Ma tanto oggi sto male lo stesso, e penso alle cazzate che mi sono raccontata un anno fa, d'estate, davanti ad un libro, in una vacanza triste. Penso a tutte le cazzate fatte pur di trovare qualcosa che rendesse meno pesante la vita. Quando la realtà ti guarda in faccia, però,le cazzate che ti racconti non valgono più. Le fantasie svaniscono, ti resta solo l'amara realtà. Ho fatto finta che mi piacesse qualcuno solo perché volevo che mi piacesse qualcuno, ho finto coinvolgimento perché volevo che ci fosse coinvolgimento, ma il coinvolgimento è un'altra cosa. Ho imparato solo adesso di cosa si tratta. Eppure.... o lui è un ottimo attore o è un grandissimo pezzo di merda! Tutto questo non ha senso. Ho dato tutto ma a quanto pare non è bastato. Non basta mai. Dovrei stare con i piedi per terra e non pretendere tutto questo, perché nella vita ci sono tante altre cose belle,tante altre possibilità, quasi tutti vivono una vita a metà ma nessuno sembra lamentarsi. Basta solo fare un lavoro che ci fa schifo e convivere con qualcuno che non amiamo, adattarsi a cose che non ci piacciono... capire che la vita è solo questa.
mercoledì 3 maggio 2017
Sono stanca... di tutto. Vorrei fuggire da qui, ma spesso l'unica fuga di cui abbiamo bisogno è quella dai luoghi interiori.
È da quando il mio cervello è maturato che sono infelice. È sempre stato tutto uno schifo. A 11 anni ho iniziato ad odiare il fatto di svegliarmi e andare a scuola. È stata una lunga tortura fini ai 18 anni. L'avrei mollata, pur essendo intelligente e capace, perché erano 5/6 ore lunghe, infernali. A 14 anni ho iniziato a sognare un piccolo cagnolino peloso e affettuoso che mi accogliesse di ritorno da quell'inferno. Sognavo di tornare triste e perdermi in quegli occhi dolci, di prendere la bestiola e metterla sul mio letto, di abbracciarci, di avere le sue coccole, di abbracciare la piccola creatura per far passare tutta la tristezza. Quella coda scondinzolante, quel nasino bagnato e quegli occhioni pieni di amore non sono mai arrivati. Nonostante ciò, tutta quella solitudine e quei problemi adolescenziali erano nulla rispetto alla mia situazione attuale. Arrivata all'università sono stata pervasa da una forte solitudine. Non c'era più la mia famiglia con me, non c'erano più le ore di tristezza senza la necessità di aprire un libro per stare in pari. È stata una violenza cerebrale costante, con solitudine e qualche coinquilina che mi deprimeva. E quando pensavo di aver trovato l'amore, pur essendo qualcuno che non amavo, che non era ciò che avevo sempre desiderato, si è rivelato essere un puro fattore depressivo. Non mi sono mai sentita giusta e al mio posto. Era manipolativo, cattivo, feticista e brutto. Ero troppo sola per capirlo però... e ho continuato, per anni, a far finta di averne bisogno per arrivare alla laurea. Sapevo che la solitudine era un peso troppo forte da sopportare per dare un esame al mese. La solitudine mi ha rovinata.
E tutt'ora continua a rattristarmi il modo in cui ho depresso i miei a causa del mio essere. È dai 12/13 anni che salto i pasti, che sclero per nulla, che vivo depressa. Andavamo al mare ed era tutto uno sclero contro mia madre che mi aveva fatta grassa. Alternavo abbuffate di rabbia perché il cibo era il mio unico amico, a digiuni. Tutto questo è finito a ottobre 2015. Finalmente ho smesso di guardarmi in quel modo. Forse ho smesso perché ho capito che non serve sentirsi sbagliata. O forse perché qualcos'altro mi deprimeva più dei rotoli di grasso, o forse perché stavo somigliando sempre più ad una malata terminale, mangiavo roba più triste di un pasto da ospedale e il mio corpo sembrava quello di chi ha un cancro inoperabile. La mente mi ha fatto un brutto scherzo.
È da quando il mio cervello è maturato che sono infelice. È sempre stato tutto uno schifo. A 11 anni ho iniziato ad odiare il fatto di svegliarmi e andare a scuola. È stata una lunga tortura fini ai 18 anni. L'avrei mollata, pur essendo intelligente e capace, perché erano 5/6 ore lunghe, infernali. A 14 anni ho iniziato a sognare un piccolo cagnolino peloso e affettuoso che mi accogliesse di ritorno da quell'inferno. Sognavo di tornare triste e perdermi in quegli occhi dolci, di prendere la bestiola e metterla sul mio letto, di abbracciarci, di avere le sue coccole, di abbracciare la piccola creatura per far passare tutta la tristezza. Quella coda scondinzolante, quel nasino bagnato e quegli occhioni pieni di amore non sono mai arrivati. Nonostante ciò, tutta quella solitudine e quei problemi adolescenziali erano nulla rispetto alla mia situazione attuale. Arrivata all'università sono stata pervasa da una forte solitudine. Non c'era più la mia famiglia con me, non c'erano più le ore di tristezza senza la necessità di aprire un libro per stare in pari. È stata una violenza cerebrale costante, con solitudine e qualche coinquilina che mi deprimeva. E quando pensavo di aver trovato l'amore, pur essendo qualcuno che non amavo, che non era ciò che avevo sempre desiderato, si è rivelato essere un puro fattore depressivo. Non mi sono mai sentita giusta e al mio posto. Era manipolativo, cattivo, feticista e brutto. Ero troppo sola per capirlo però... e ho continuato, per anni, a far finta di averne bisogno per arrivare alla laurea. Sapevo che la solitudine era un peso troppo forte da sopportare per dare un esame al mese. La solitudine mi ha rovinata.
E tutt'ora continua a rattristarmi il modo in cui ho depresso i miei a causa del mio essere. È dai 12/13 anni che salto i pasti, che sclero per nulla, che vivo depressa. Andavamo al mare ed era tutto uno sclero contro mia madre che mi aveva fatta grassa. Alternavo abbuffate di rabbia perché il cibo era il mio unico amico, a digiuni. Tutto questo è finito a ottobre 2015. Finalmente ho smesso di guardarmi in quel modo. Forse ho smesso perché ho capito che non serve sentirsi sbagliata. O forse perché qualcos'altro mi deprimeva più dei rotoli di grasso, o forse perché stavo somigliando sempre più ad una malata terminale, mangiavo roba più triste di un pasto da ospedale e il mio corpo sembrava quello di chi ha un cancro inoperabile. La mente mi ha fatto un brutto scherzo.
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