sabato 14 febbraio 2015

Pensavo: perché mai dovrebbe esistere un Dio? Perché con la scusa di un dio viviamo passivamente?  Vedevo quella massa di insoddisfatti indossare una maschera di ottimismo che non dura più di un rossetto scadente.
Ma sotto sotto li invidiato.  A loro non importa niente se sono belli o brutti, se la vita gli da tanto o poco, se sono 3 o 4 anni indietro con gli esami. Vivono in un mondo più bello del mio,  che è fatto solo da catene e paure. Loro fanno tutto entro le loro possibilità,  non hanno l'ossessione di voler avere di più.
Il mio mondo era diverso,  era fatto di tagli nascosti, non di sorrisi (forse) falsi.
Dio è una scusa per raccontate a se stessi che non si può essere diversi da come si è. È la scusa per sfoggiare buonismo, per passare un po di tempo con altra gente di cui non te ne importa nulla.
Ma io non ero così.  Io speravo di morire e risvegliarmi diversa.  Non ho mai accettato il fatto che qualcuno abbia deciso per me. Io sono quello che voglio essere,  non quello che sono nata.

giovedì 12 febbraio 2015

C'è chi fa presto a rifarsi una vita,
c'è chi pensa al suicidio
c'è chi come me, pensa solo a come rovinarsi ulteriormente la vita.
Si ricomincia a mangiare solo verdure grigliate e insalata, a drogarsi tutte le sere, a bere tutte le sere chiusa in camera, a fumare un pacco di tabacco al giorno,  a non dormire, a studiare pesante perché i voti non sono mai troppo alti.
Si ricomincia a stare bene a qualunque prezzo, al prezzo della vita.

mercoledì 11 febbraio 2015

Ero agitata.  Avevo deciso di chiedermi in camera fino alla laurea,  di fare più esami possibili e di vivere il meno possibile.  Che poi la fuori non c'è niente. Ci sono quelle persone strane che non ti interessano e che usano i tuoi appunti come scusa per poterci provare, ci sono gli stronzi sconosciuti che provano ad abbracciarti mentre cammini per la tua strada, facendoti passare un brutto quarto d'ora e mettendoti la voglia di colpirli sul cranio fino a fracassarglielo,  ci sono le serate in cui ti senti a disagio perché non è il tuo ambiente, c'è l'alcol che ti fa fare ciò che non vorresti fare. Non avevo altri interessi. Non mi piace ballare o andare a correre,  non mi piace sorridere a chi non sopporto.  Mi piace la mia camera, i miei libri, il mio caffè,  le mie benzo,  le sigarette fumate guardando giù dalla finestra, mangiarmi le mani,  il profumo che c'è nell'aria.
Ora come ora non posso fare a meno di pensare a come sarebbe se in questo preciso istante morissi. Ci sono 4 piani tra la finestra della mia amata camera e l'asfalto,  ma poi? A volte mi chiedo come reagirebbe mia madre che ha sempre fatto in modo di distruggere psicologicamente tutte quelle merde che mi han reso la vita un inferno. E mio padre? Lui che al posto di credere alle parole altrui ha sempre e solo creduto in me, Lui che ha sempre detto che dovevo fare ciò che volevo,  non ciò che gli altri mi avevano destinata a diventare. Caro papà per chi farai fare una collana su misura?
Senza di loro sarebbe più facile, sia la vita che la morte.  Mentre adesso non è facile per niente.
E loro poi, come fanno a non sapere che un giorno potrei lasciarli?  Sanno tutto:  la depressione,  le medicine prese senza un criterio,  le sostanze per stare sveglia,  i tagli, l'alcol, il mal di testa, i cibi spazzatura che vengono vomitati, i pranzi a base di verdure e pasta integrale. Tutto. Come fanno a non sospettare che io possa avere l'idea di farla finita? Ho 24 ore al giorno di autonomia per poterlo fare.
Poi finirebbe tutto. Niente più notti insonni per gli esami, niente più tagli, niente più soldi rubati per i miei complessi, niente più ansia per qualcuno che nel bene o nel male mi si avvicini, niente più cuscini bagnati di lacrime, niente più aritmie. Niente.