Ricordo quando papà mi tendeva la mano, voleva che io la prendessi per dire che era tregua, che andava tutto bene, ma io mi giravo dall'altra parte. Ricordo quei giorni in cui mamma e papà erano lì con me, nella città in cui ho mosso i miei primi passi verso l'ingresso all'università. Mamma e papà prendevano una granita, un dolce, qualsiasi cosa, io non prendevo mai niente e li tormentavo con la mia faccia scontenta. Ero grassa e non volevo peggiorare la mia situazione con un cioccolata calda o fredda che fosse. Ero triste e non rivolgevo loro la parola perché le cose andavano male, non andavano come volevo io, ma da qualsiasi punto di vista, andavano male. Andavano male rispetto a tutte le altre persone di 17 anni che conoscevo.
Continuano ad andare male anche adesso. Continuo a mangiare quei pasti tristi da ospedale, anzi, forse nemmeno chi è in punto di morte mangia un petto di pollo grigliato per cena E un piatto di pasta integrale per pranzo. Ma la verità è che non sono mai come mi vorrei. E no, non parlo del mio corpo ancora non abbastanza magro, parlo di tutto, del fatto che più di 30 pagine al giorno non riesco a studiarle, del fatto che sono 3 mesi che studio per lo stesso inutile esame, del fatto che non sono mai abbastanza in tempo per avere una vita. Mi sento in colpa per aver tenuto il muso e pianto davanti ai miei, solo perché le cose non andavano come volevo io, solo perché erano ancora i primi esami, o perché non ero ancora all'universita. Solo perché ero grassa e brutta, solo perché non potevo mangiare senza fare i miei calcoli. Solo perché ero nata male. In fondo è così che mi sento anche oggi: nata male. Non ho mai qualcosa che mi renda contenta, non arrivo mai al massimo, mai al punto che vorrei.
Non chiedo molto per essere contenta, qualche 30 in più sul libretto, finire gli esami un po prima, non vedere mai più una bocciatura per i prossimi 2 anni, non aver più i rotoli di grasso che rovinano il mio corpo, essere sicura di me stessa quando cammino per strada, non farmi più seghe mentali, piacere a qualcuno che mi piaccia davvero, per evitare le storie tristi come quella con il mio ex, che finiscono sempre con qualche schiaffo e tanta delusione, per colpa mia, per colpa sua.
guardo i miei colleghi di università, hanno tutti un fidanzato con cui studiare, passano gli esami senza arrivare allo sfinimento, sono positivi ogni cazzo di giorno perché ricordano ciò che hanno studiato il giorno prima, hanno degli amici con cui fare qualcosa che vada loro a genio, prendono questi anni come un piacere piuttosto che come una tortura. Le ansie le hanno tutti, ma ciò che ho passato io, lascia segni che in pochi hanno.
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