Ricordo quanto era brutto il liceo, ma li per uscirne bastava solo che passassero i giorni, li contavo uno per uno, sempre, per 5 anni. Qui è diverso, qui per uscirne non devono passare o giorni, ma gli esami. Quindi adesso faccio il countdown degli esami, e poi si vedrà. Ma forse non è nemmeno la fretta di finire gli esami, esami che ormai sono sempre meno, sempre più difficili, sempre più pesanti, anche se studi per un esame che è la meta del precedente. È diventato tutto una corsa, una corsa dentro il tunnel.
Qualcosa in bene è cambiato, mangio normalmente; forse... ho ancora paura di ingrassare, ma non ho più vomitato. Se voglio una ciambella la prendo e qualche senso di colpa lo ho ancora, mi guardo e mi vedo meglio. Allora ti chiedi perché dio non ti ha fatta così come sei ora; forse la tua mente sarebbe diversa. Non mi ha fatta diversa perché io non sono V., non sono come la mia amica A., non sono niente di tutto ciò. A. resiste a tutto, non l'l'ho mai vista un giorno depressa, studia duro, fa un esame al mese, va in palestra, si trucca tutti i giorni, non è mai fuori luogo, socializza facilmente. le suè colleghe di università non mi sono simpatiche, lei però mi mette il buon umore. Quindi forse ora sino triste perché non c'è A., perché nessuno mi fa la pasta SenZa sale, perché nessuno mi chiede se sto bene. Nessuno mi dice di andare a quelle feste tristi e nessuno si impegna per farmi trovare l'aNina gemella. Senza di A. non è mai la stessa cosa. Spero che non sparisca anche lei dalla mia vita. Mi dice spesso che vorrebbe essere come me; è convinta che io sia bravissima a fare gli esami e dice che sono magra come vorrebbe essere anche lei, al contrario io vorrei essere lei.
credo che febbraio sia il mese più brutto dell'anno. Chissà perché ma se non ricordo male è stato il mese in cui mamma è stata male. Forse uno o 2 anni prima era successo a papà invece. Quando ero piccola li amavo molto, quando ho fatto i buchi alle orecchie papà mi comprava sempre molti orecchini, mamma mi veniva a prendere da scuola e a volte trovavo un regalo. Dalle medie ho iniziato a dispezzarli, forse non tanto mamma quanto papà. È andata avanti fino al liceo, fino ad un giorno in cui ero all'uinvertita per la preparazione; l'uni era lontana, così ci andavo in macchina, mi accompagnavano mamma e papà. Erano un 3-4 ore di lezione, loro giravano per la città e io ero lì, un po scoraggiata, pensavo che non ci sarei riuscita. Un giorno erano solo loro 2: mi chiesero se volessi una granita, un cornetto, un gelato. Io avevo 17 anni e portavo ancora la 40, mi vestivo con il solo intento di non sembrare grassa, rifiutai, rufiutai, rifiutai, ma non lo capivano. Ero anche depressa, era la prima volta che mi capitava ciò che mi sarebbe capitato il loop nei prossimi anni. Lo dissi a mamma, un po di vergogna, ma lei aveva capito tutto.
Poi un altro anno infernale, forse meno degli altri, quando tornavo dall'unì sapevo che mi sarebbe toccato un altro anno di scuola, in quel posto che tanto odiavo, con i soliti che tanto odiavo. Sulla via del ritorno ero sempre depressa. Quando però mi feci 400 km con papà, per provate il test d'ingresso, quando sono uscita dall'aula, sapendo che una cosa, finalmente una cosa era andata bene, quando ho bevuto un litro di caffè senza rendermene conto, quando ho letto il mio nome tra mille... cazzo, li pensavo davvero che qualcosa sarebbe cambiato. Non poteva essere vero che per una volta la vita mi dava ciò che desideravo. Invece era vero, ma ben presto si è trasformato tutto in un inferno, di nuovo. Il ciclo continuo.
Ora non me ne frega più un cazzo nemmeno di laurearmi, lo faccio tanto per, non mi identifico con questa gente, quindi voglio solo uscire dal tunnel.
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